Re Pastori e Agricoltori

Alle pagine 58 e 59 della sintetica “Storia del mondo”, compilata da quaranta studiosi della Columbia University sotto la direzione di John Arthur Garraty (1920-2007) e Peter Gay (1923-2015) (Arnoldo Mondadori Editore, 1973), a proposito dell’invenzione dell’agricoltura, è possibile leggere:

“Il lavoro dei campi non soltanto procurava più cibo e lo rendeva più sicuro, ma soprattutto dava un genere di alimento, il grano, che poteva essere facilmente immagazzinato nelle caverne a lunga scadenza per far fronte alle difficoltà che la società avrebbe incontrato durante quei mesi nei quali null’altro si sarebbe reso disponibile. Quindi l’agricoltura divenne e rimase la base della vita civile per molto tempo.”

Com’è noto, dopo la nascita della tecnica agricola attestata per ora all’ottavo millennio a. C., comparvero anche le prime grandi civiltà dotate di scrittura come quella degli antichi Sumeri in Mesopotamia e quella degli antichi Egizi nella Valle del Nilo.

Attorno a queste imponenti civiltà sedentarie continuarono comunque a muoversi bellicose popolazioni di pastori e allevatori, definite “barbare” dalle principali culture ormai civilizzate.

A tal proposito appare significativo ricordare come il celebre episodio biblico dei due fratelli Caino e Abele sembri proprio una metafora, più o meno riuscita, del prevalere della sedentaria agricoltura sulla più nomade pastorizia.

Di questo famosissimo racconto biblico ha scritto anche il teorico degli antichi astronauti Zecharia Sitchin (1920-2010) a pagina 41 del suo libro “La Bibbia degli Dei” (Edizioni Piemme, 2007) riferendosi però a una particolare versione contenuta nel “Libro di Adamo ed Eva” (pervenutoci daI I secolo d.C.) a sua volta contenuto nel più ampio “Libro dei Giubilei” (iniziato nel II secolo a.C.):

“Per impedire che un cattivo presagio si realizzasse fu deciso di costruire per loro (Caino e Abele) due diverse dimore e a Caino venne affidata l’agricoltura, mentre Abele divenne un pastore.”

E proprio tornando a pagina 58 della medesima “Storia del mondo” sopra citata, a conferma di quanto scritto dall’autore Azero recentemente scomparso, è possibile leggere:

Abele, il pastore, era un figlio della natura. La tecnica agricola ha cambiato la natura e la storia della nostra civiltà iniziando simbolicamente proprio con Caino, menzionato nella Bibbia come il primo agricoltore. L’agricoltura quindi, qualunque sia stata la sua origine, ha reso possibile una società stabile e sedentaria“.

Nell’immagine il dipinto a olio su tela “Caino uccide Abele”, realizzato nel 1550 dal pittore Jacopo Robusti detto “Il Tintoretto”.