Realtà e Razionalità

La celebre affermazione del Filosofo idealista tedesco G.W.F. Hegel, “Il Reale è Razionale”, ha generato un’infinita serie di commenti dividendo la schiera dei Commentatori in due Fazioni principali ed opposte:

A) i “Sostenitori” che l’hanno reputata una Profonda ed enigmatica Verità sulle cose, degna di poter essere approfondita dal Ragionamento filosofico;

B) i “Detrattori” che l’hanno invece considerata una Ignobile sciocchezza, destinata alla meritata Canzonata dell’ultimo dei giullari.

Fuori da questa polemica, che ha visto impegnati un gran numero di autori e quasi tutte le Correnti filosofiche, credo sia ancora possibile osservare la questione da un altro angolo visuale.

Infatti, con il perentorio Aforisma “Il Reale è Razionale”, il Filosofo di Stoccarda ha, tra le altre cose, sostenuto l’intrinseca Razionalità della Realtà, ovvero la Presenza della ragione, e quindi anche di una logica filosofica, nelle viscere stesse della Realtà vivente.

Il suo perenne Avversario, sostenitore di un Irrazionalismo radicale, ovvero Arthur Schopenhauer, ha invece sostenuto la tesi e/o sentenza opposta: “Il Reale è Irrazionale”.

Con questa Massima altrettanto perentoria il Filosofo di Danzica ha escluso la Razionalità dall’Ambito stesso della Realtà investigata oltre il Velo di Maya e quindi anche la Logica filosofica dal Dominio del Reale.

Sul Piano storico concreto questa situazione si è verificata con l’Entrata e la successiva Uscita della Filosofia dall’ambito delle Università tedesche, corrispondente per certi versi al Dominio ideologico sulla Realtà percepita.

Così è avvenuto che filosofi come Johann Gottlieb Fichte, F.W.J. Schelling e lo stesso Hegel hanno intrattenuto Rapporti abbastanza stretti con le Università tedesche mentre il medesimo Schopenhauer, Søren Kierkegaard e Friedrich Wilhelm Nietzsche hanno ad un certo punto abbandonato l’insegnamento pubblico per dedicarsi ai propri scritti, Fuori dell’ambito accademico universitario.

La Razionalità ha dunque seguito un percorso dentro e fuori la Realtà del pensiero ma anche entrando e uscendo dalle Aule più prestigiose dell’Università tedesca.

Proprio nel secolo appena terminato, e cioè il Novecento, il filosofo francese Jacques Derrida, a seguito della decisione del governo francese di sospendere l’Insegnamento della Filosofia nelle Scuole pubbliche francesi, ha infatti convocato gli Stati generali della filosofia, ovvero i più illustri Filosofi del tempo, per sostenere la tesi opposta e cioè della necessità di un Insegnamento pubblico della materia filosofica.

Questa situazione mi ha portato alla Rivalutazione della posizione intermedia tra Razionalità e Irrazionalità sostenuta dal filosofo Idealista, ma anche Romantico, F.W.J. Schelling.

Quest’ultimo ha infatti sostenuto la presenza di un Principio irrazionale, simile al Concetto di Volontà in Schopenhauer, ma ha al contempo avvalorato l’Ipotesi hegeliana della Razionalità intrinseca del Prodotto dello Spirito umano.

Con ciò è rimasta salva l’Intenzione paritetica, espressa più tardi dal Filosofo strutturalista Michel Foucault, di una Ricerca intorno all’intima grammatica di ogni Epoca dello Spirito e del Potere umani, pur sempre generata da una Volontà di Potenza irrazionale e latente.

Nell’immagine una restituzione grafica del “Bentini Headquartes” a Faenza (Ravenna).