Ritorno al Tempo ciclico

La concezione lineare e progressiva del tempo cronologico ha dovuto molto del suo successo alla diffusione della religione cristiana che ha sottratto il senso comune occidentale per quasi duemila anni ai “circoli viziosi” delle brevi narrazioni mitologiche.

Probabilmente questo concetto di temporalità è stato proposto per la prima volta dal Padre della chiesa Sant’Agostino d’Ippona (354 d.C.-430 d.C.) per poi culminare nell’idea di progresso di cui si sono fatti portatori sia l’Illuminismo che il Comunismo tra i secoli diciottesimo e diciannovesimo.

Di questa forma mentis temporale ha parlato diffusamente anche il filosofo italiano Umberto Galimberti (classe 1942) che in una conferenza sul Nichilismo svoltasi a Misano adriatico il 25 novembre 2010 e intitolata “Il più inquietante di tutti gli ospiti” ha affermato:

“Gli antichi Greci avevano una concezione ciclica del tempo mentre la Tradizione giudaico-cristiana ha introdotto un nuovo concetto di temporalità: si tratta di un tempo che non ripete se stesso, un tempo rettilineo in cui alla fine si realizza ciò che in principio era stato annunciato.

Trattasi dunque di una temporalità che, uscendo dall’immagine sempre uguale di una mera ripetizione si inscrive in un immaginario orizzonte di senso per diventare l’attesa della realizzazione di un annuncio.”

Com’è noto questo tipo d’impostazione ha subito una notevole botta d’arresto già all’interno del pensiero filosofico occidentale con la speculazione del filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) che ha teorizzato un’“eterno ritorno dell’uguale”.

In ogni caso, fuori dall’ambito più strettamente filosofico, anche i regni epistemici dell’esoterismo, dell’archeologia eretica (o proibita) e della controinformazione hanno riesposto con forza l’ipotesi di un tempo ciclico, fatto di corsi e ricorsi storici, ma soprattutto catastrofici.

Come infatti ha affermato il biologo francese Georges Cuvier (1769-1832) nei suoi numerosi e poderosi lavori le specie naturali e le civiltà umane hanno espresso il loro potenziale in intervalli di tempo limitati e spesso circoscritti tra le molteplici evenienze di numerose catastrofi.

E sempre a tal proposito a pagina 14 del suo libro “Scoperte archeologiche non autorizzate” (Edizioni Il Punto d’Incontro, Gennaio 2010) l’autore Marco Pizzuti (classe 1971) ha scritto:

“Alla luce delle nuove scoperte geologiche, archeologiche e paleo-archeologiche, oggi siamo perfettamente in grado di demolire la data del 3000 a.C. circa come punto di partenza assoluto del nostro progresso scientifico e culturale.

Sostituendo definitivamente l’idea ottocentesca di un cammino lineare della civiltà con quella moderna di ciclo (anche se in realtà si tratta solo di una riscoperta di ciò che gli antichi già sapevano per tradizione), secondo cui le culture fioriscono e muoiono in archi di tempo determinati da catastrofi naturali periodiche, è possibile fare maggiore chiarezza su molti enigmi del passato.

Il nostro pianeta, del resto, come dimostrato contro ogni ragionevole dubbio dall’improvvisa scomparsa dei dinosauri e dall’enorme impatto da collisione presente nello Yucatan, è soggetto, come tutti gli altri astri (vi sono pianeti aridi come Marte che un tempo dovevano essere ricoperti da oceani), a repentini e devastanti mutamenti ambientali di diversa origine.”

Nell’immagine una riproduzione del dipinto ad acrilico “Spiral 2008” dell’artista e designer statunitense Sam Brown.