Il Sistema liberale e le Società segrete

In un articolo apparso su questo blog Novo Stilos il 18 Aprile 2014 e intitolato “Il Paradigma socialdemocratico” mi sono occupato del sistema politico-amministrativo più diffuso in Europa ovvero appunto la Socialdemocrazia.

Vengo ora ad occuparmi in breve di quella che storicamente, soprattutto durante la guerra fredda, è stata considerata la sua alternativa più scontata e credibile ovvero il Sistema liberale, conosciuto dai più con l’appellativo di “Liberalismo”.

Com’è noto secondo questo sistema politico-amministrativo, seguendo le parole del filosofo statunitense Robert Nozick, lo stato dev’essere “minimo”, avendo solo il compito di garantire ai suoi cittadini la massima sicurezza insieme all’illimitata possibilità di scambiare merci, beni e servizi.

Considerata singolarmente la teoria  liberale appare piuttosto coerente con il tipo di meccanismo socialmente spontaneo che intende suscitare e incentivare.

I problemi iniziano però quando si cominciano ad analizzare i rapporti dei suoi storici sostenitori, Nozick compreso, con l’oscuro, sotterraneo ed intricato mondo delle società segrete.

Ad esempio il filosofo inglese John Locke, proprio all’inizio del suo famosissimo “Saggio sull’intelletto umano”, ci narra di una discussione svoltasi a casa d’amici, dei quali viene spontaneo chiedersi chi fossero realmente.

Si tratta con buona probabilità di quel circolo letterario che faceva capo a Anthony Ashley-Cooper, primo Conte di Shaftesbury, e tra cui figuravano personaggi di spicco per l’epoca come il teologo Jean Leclerc, il filosofo Pierre Bayle e il mercante quacchero Benjamin Furly.

Diversamente il padre dell’economia moderna Adam Smith ci ha parlato di una famosa quanto misteriosa “mano invisibile” nel suo testo più celebre ovvero “La Ricchezza delle nazioni”, pubblicato per la prima volta il 9 Marzo 1776.

E in che consisterebbe stavolta questa sorta di provvidenza a cinque dita? Si tratterebbe semplicemente dei meccanismi auto regolativi del mercato libero o consisterebbe invece in qualche “entità in carne ed ossa” in grado di direzionare gli scambi dalla posizione privilegiata di una comoda penombra?

In ogni caso, al di là di questi rapporti personali e confidenziali che indubbiamente vi sono stati, le società segrete hanno messo e mettono a tutt’oggi in crisi il regolare funzionamento del mercato libero e questo principalmente per quattro motivi:

A) in primo luogo abbiamo una limitazione del principio meritocratico per cui solo alcuni, in quanto appartenenti a certe società, vengono prima di tutti gli altri;

B) in secondo luogo è possibile riscontrare una poderosa ingerenza interventista, che, almeno per quanto ne so’, non è stata prevista da alcuna teoria liberale classica. Questo è ad esempio ciò che succede circa il controllo di istituzioni primarie e fondamentali come le Banche centrali, la Borsa internazionale e gli Imperi mass-mediatici;

C) In terzo luogo un sistema di clientele più o meno ampio alla lunga finisce col dirigere in modo impercettibile e imperscrutabile quella serie di scambi che solo per ipotesi dovrebbe potersi muovere libera e indisturbata, come un grande cetaceo al largo negli oceani;

D) Infine sorge il sospetto quanto meno legittimo che molte democrazie siano state istituite per creare delle “illusioni di libertà” più che per giungere a  un’emancipazione reale e concreta dei popoli di volta in volta sottomessi.

La strada verso un liberalismo puro ed autentico rimane quindi solo quella di una liberazione, per ora solo utopica, dalla morsa di queste enormi ingerenze.

Infatti questa impervia direzione è stata per ora percorsa solo da alcuni presidenti americani veramente ispirati quali sono stati Andrew Jackson, Abramo Lincoln e John Fritzgerald Kennedy che hanno cercato di stampare dollari senza caricarne gli interessi sui contribuenti.

Tutti e tre hanno tentato di opporsi allo strapotere di un cartello di banche private prima e alla Federal Reserve dopo, secondo il preciso proposito di una liberazione dal giogo secolare delle società segrete.

E negli ultimi due casi, il prezzo da pagare è stato fin troppo alto dal momento che Abramo Lincoln e J.F.K. hanno pagato queste scelte coraggiose con la vita.

Nell’immagine la sede principale della Federal Reserve Bank a Washington, District of Columbia.