Sistemi costruzionali e Formazioni culturali

Come i Sistemi costruzionali di Nelson Goodman così le Formazioni culturali nella Riflessione di Claude Lévi Strauss “si possono fondare su molte basi differenti e costruire in modi diversi”.

Stabilita però questa Analogia restano ancora delle macroscopiche e significative differenze tra i due autori di lingua rispettivamente inglese e francese.

Ad esempio il filosofo statunitense crede che “non ci sia un dato che possa costituire una base extra-logica indiscutibile di un Sistema costruzionale, una base libera da qualsiasi concettualizzazione e tale che, a partire da essa, sia possibile costruire o ricostruire l’intero Edificio della conoscenza“.

L’antropologo francese sostiene invece che “Categorie empiriche quali crudo e cotto, fresco e putrido, bagnato e bruciato, ecc., definibili con precisione attraverso la semplice Osservazione etnografica e assumendo ogni volta il punto di vista di una Cultura particolare, possono nondimeno fungere da Strumenti concettuali per far emergere certe Nozioni astratte e concatenarle in Proposizioni“.

Questo passo de “Il crudo e il cotto” ci ricorda, tra l’altro, l’utilizzo che Immanuel Kant ha fatto dei Concetti di Spazio e di Tempo, implicitamente o esplicitamente tratti dalla Fisica newtoniana, nella sua opera maggiore ovvero la “Critica della ragione pura”.

E d’altra parte già l’ermeneuta francese Paul Ricoeur nella sua celebre opera “Il conflitto delle interpretazioni” aveva parlato dell’antropologia di Claude Lévi Strauss come di un “Kantismo senza soggetto“.

Il punto è che per tutta la tradizione che va dal Dogmatismo di Gottfried Wilhelm Leibniz al Pragmatismo di Charles Sanders Peirce, passando ovviamente per lo Scetticismo di David Hume e il Realismo di Immanuel Kant, cioè entro l’intero spettro delle Filosofie positive, si può parlare, come ha fatto assai bene Goodman, dei concetti di Costruzione e Ricostruzione.

In antitesi a tali approcci risultano quelli della Dialettica hegeliana e marxista, della Genealogia nietzschiana, della Fenomenologia husserliana e dell’Ermeneutica heideggeriana ma, soprattutto, della “Decostruzione” in Jacques Derrida.

Tale Approccio decostruttivo sintetizza infatti la Tendenza opposta rispetto a quella di tutti i Sistemi di indirizzo positivo, vale a dire quelli Dogmatici, Empirici, Realisti e Pragmatisti.

Laddove in questi ultimi si è trattato di Costruire o Ricostruire Credenze, la Dialettica, la Genealogia, la Fenomenologia e l’Ermeneutica hanno rappresentato Atteggiamenti impegnati nel Mettere in dubbio e Decostruire le Credenze già acquisite.

Appare però chiaro da questo breve exscursus come ogni Decostruzione debba essere preceduta da una Costruzione e come qualsiasi Analisi abbia bisogno di una precedente Sintesi.

Anche da questa Angolazione teorica è possibile vedere quindi il grande interesse che il filosofo di Koenigsberg ha tributato ai “Giudizi sintetici a priori” che nel linguaggio comune si chiamano anche Pregiudizi.

Appare perciò evidente come ogni Costruzione, dalla più organizzata come il Tempio greco alla più casuale come la Favelas brasiliana, si sia resa necessaria ogni qual volta l’uomo si sia proposto di Abitare artificialmente il Mondo, la Natura o la “Cosa in sé” su cui Kant stesso ha costruito il suo intero sistema.

Nell’occasione di questo scritto si sono dunque configurati due aspetti della Sfera conoscitiva: il Lato costruttivo di un rapporto tra Architettura e Scienza e il Lato decostruttivo di un legame fra Archeologia e Coscienza.

Tengo qui a precisare che a mio avviso il Concetto e il Metodo della Decostruzione sono venuti in mente a Derrida anche sulla base dell’Osservazione e della Riflessione sui grandi Sistemi costruzionali della filosofia statunitense novecentesca durante la sua lunga permanenza americana.

Immagine di São Conrado in Brasile