Spirito e Società

Il rapporto accertato che è intercorso tra l’opera di Wilhelm Dilthey e quella di Max Weber ricorda assai da vicino la significativa relazione che la “Storia del pensiero occidentale” ha riscontrato tra gli scritti di G. W. F. Hegel e quelli di Karl Heinrich Marx.

Infatti mentre i primi due filosofi tedeschi hanno attribuito maggiore importanza ai Saperi dello Spirito quali il Diritto, l’Etica e la Storia universale occidentale i secondi hanno rivolto la loro attenzione in maggior misura all’Economia, considerata come la prima responsabile della Struttura sociale e alle scienze sue coeve quali la Sociologia.

È qui importante sottolineare come sia l’Idealismo di Hegel che lo Storicismo di Dilthey abbiano avuto entrambi alle spalle due Posizioni realiste quali il Criticismo prima maniera di Immanuel Kant e il Neo criticismo della scuola del Baden, incarnatosi principalmente nelle opere di Wilhelm Windelband e Heinrich Rickert.

Sono del resto gli stessi anni in cui Ernst Cassirer per la filosofia accademica tedesca e Emile Durkheim per la sociologia francese hanno elaborato i loro rispettivi sistemi, entrambi a mio avviso filo antropologici, che hanno visto nel loro soggetto uomo un animale principalmente simbolico e culturale.

Il cambio di rotta effettuato, dopo Hegel e Dilthey, da Marx e Weber, soprattutto in campo metodologico, è consistito principalmente nel massiccio utilizzo del rapporto di causa-effetto, tipico delle Scienze naturali, che questi due filosofi hanno applicato nelle loro analisi e sintesi sulla società considerata quasi come un soggetto naturale proprio perché, a loro dire, divenuta interamente capitalistica e borghese.

Il legame tra questi due ultimi pensatori è stato poi messo ulteriormente in rilievo da chi, a mio avviso giustamente, ha attribuito a Weber l’appellativo di “Marx della borghesia“.

Il filosofo di Monaco è infatti stato e resta tutt’ora uno dei maggiori araldi del “pensiero socialdemocratico tedesco“, protagonista indiscusso di molti di quei temi che più tardi sarebbero stati condensati in “copiose e sintetiche teorie” dal suo più accreditato, e a noi contemporaneo, successore Jurgen Habermas.

A questo stesso proposito l’opera più celebre dello storico e sociologo di Monaco, vale a dire, “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” è apparsa come l’ideale contraddittorio del testo, per certi versi più importante e fondativo, dell’Economia liberale vale a dire “La ricchezza delle nazioni” di cui tanto si è discusso.

Mentre infatti Adam Smith ha desunto ciò che resta e il compito della politica dalle condizioni etico-religiose ed economico-sociali di una precisa entità nazionale, Weber, in modo opposto, ha dedotto la forma e la funzione di un modello economico nazionale dalla considerazione delle istituzioni etico-religiose e politico-giuridiche di una “determinata società”.

Erronea è apparsa quindi a tal proposito l’accusa d’irrazionalismo cioè di aver assorbito gli influssi di Arthur Schopenhauer e Friedrich Wilhelm Nietzsche, che gli Esponenti della sinistra più estrema hanno attribuito al pensatore di Monaco per la sua adesione solo parziale alle idee del solito Marx.

Va qui sottolineato che la politica tedesca nelle sue linee principali è rimasta per buona parte estranea al pensiero liberale passando da posizioni della “sinistra estrema” a quelle “socialdemocratico-centriste” fino a quelle arcinote del “nazionalsocialismo” che purtroppo hanno fatto il giro del mondo ma, si ponga attenzione, mai liberali nonostante la vicinanza anche territoriale della Germania alla celebre Scuola marginalista austriaca.

Il paradigma socialdemocratico ha quindi anche qui fatto da padrone estendendo la sua influenza a tutti i paesi del nord Europa quali la Danimarca, la Svezia, la Norvegia e la Finlandia che hanno fatto dello Stato sociale una bandiera di civiltà irrinunciabile.

Ed è proprio nei vessilli di questi paesi dell’Europa settentrionale che si trovano ancor oggi le croci di quei vichinghi che molti secoli fa sono stati convertiti al cristianesimo per sempre il comune antenato della socialdemocrazia a sua volta “la paladina indiscussa di tutte le austerità economiche”.