Spunti di Riflessione e Rappresentazione

Tra l’Arte pratica della Raffigurazione pittorica e l’Attività Teoretica della Riflessione e Speculazione filosofiche possono instaurarsi molte, prolifiche ed interessanti similitudini di cui qui ne ho prese in esame solo alcune riguardanti peraltro la sola Epoca o “EsperienzaModerna.

A questo riguardo devo ammettere subito che questo brevissimo scritto rappresenta solo un primo, parziale e forse goffo tentativo di muovermi entro il campo euristico di questa gigantesca e rilevante “Somiglianza“.

Infatti il Regno delle Arti figurative ha da sempre costituito una parte cospicua ed altrettanto importante del più ampio Universo dell’Autocoscienza e/o della Rappresentazione, entrambe umane.

E queste ultime sono state guidate rispettivamente da uno Spirito e da una Volontà, sempre tipiche del genere umano, già molto tempo prima che se ne occupassero filosofi tedeschi di primissima rilevanza come G.W.F. Hegel ed Arthur Schopenhauer.

Nell’Arte pittorica, più in particolare, si può riscontrare la presenza di un rapporto dialettico tra il colore e il disegno dove il primo rappresenta la sensazione, l’esperienza e il sentimento mentre il secondo sembra rimandare ai concetti generalissimi di idea, di ragione e di struttura.

Quindi, a grandi linee, o per sommi capi, abbiamo una tendenza più empirica e/o irrazionale laddove si dà più importanza alla stesura del colore ed un’attitudine invece maggiormente realista, idealista e razionale ove si privilegia l’impostazione del disegno.

Per esempio il Movimento dell’Impressionismo ha incarnato una tendenza della sensazione a muoversi dall’oggetto osservato per raggiungere il soggetto che guarda in un modo simile a quanto teorizzato per il meccanismo della percezione dall’indirizzo filosofico dell’Empirismo scettico.

Protagonisti di questa corrente, in cui la stesura del colore ha acquistato la prevalenza sull’impostazione del disegno, sono stati autori come l’iniziatore Paul Cézanne, Eduard Manet, Claude Monet eccetera eccetera.

Diversamente i Movimenti del Divisionismo e del Simbolismo hanno rimesso al centro dell’attenzione Figure segnatamente più marcate, occupandosi per l’appunto di Contrasti di Tono,di Tinte, di Linee e di Simboli ben precisi come ad esempio nell’opera di Georges Seurat.

In queste correnti artistiche, come nell’approccio del Dogmatismo filosofico, da sempre legato al Principio di non contraddizione e a Concezioni più matematiche, il Simbolo sembra “stare in luogo” di qualcos’altro anche secondo le teorie semantiche che proprio in quel periodo stavano sorgendo intorno al “Segno“.

Questa attenzione per le figure-simbolo è stata ulteriormente portata avanti e rielaborata dal Cubismo di Pablo Picasso, Georges Braque, Jean Gris eccetera, che hanno elaborato e sfaccettato come in un’Artistica Teoria della Relatività le più diverse Strutture dell’Essere spaziale di stampo Realista.

Il Movimento Futurista ha poi reso più dinamiche queste stesse strutture, già reintrodotte dal cubismo, accentuandone il carattere dinamico e pragmatico quasi in richiamo delle Potenzialità ed Effettualità della Tecno-scienza peraltro già messe o rimesse in chiaro, assai dopo Francesco Bacone, dall’indirizzo filosofico del Pragmatismo americano.

La corrente dell’Impressionismo ha invece imboccato la “direzione opposta” muovendosi dalle idee del soggetto per percepire l’oggetto, considerando questo tipo di Intuizione in un modo simile a quello proposto dall’approccio filosofico dell’Idealismo.

Il Surrealismo ha d’altro canto posto maggiormente l’attenzione sul lato onirico e irrazionale dell’esperienza umana così come nell’indirizzo filosofico dell’Irrazionalismo.

Così se gli autori del movimento Cubista hanno tentato una sorta di Rilettura metaforica dei luoghi comuni della vita quotidiana, gli artisti surrealisti hanno provato a trasfigurare le Apparenze del banale in scenari favolosi e creativi.

La Corrente Astrattista ha invece rimesso al centro le forme, ma in un modo nuovo e per così dire puro, concependole idealmente nell’essenza di forme-limite come nelle opere di Piet Mondrian, di Vasilij Vasil’evic Kandinskij, accostandosi in ciò alle intenzioni più teoriche del Movimento Fenomenologico e Spiritualista in Filosofia.

La Pittura metafisica di Giorgio De Chirico è apparsa invece come un tentativo di ritorno alle Modalità della Classicità greca in un senso simile a quello in cui l’Esistenzialista Martin Heidegger ha posto l’attenzione sulla Struttura dell’esistenza stessa e, conseguentemente, sulle Categorie primordiali del Pensiero presocratico greco-antico.

Immagine tratta dal dipinto “Giallo, rosso e blu” di Vasilij Vasil’evic Kandinskij