Sul Principio di non contraddizione

Credo che in tutta l’opera di Gottfried Wilhelm von Leibniz, come del resto in quelle di molti suoi colleghi Dogmatici1 come ad esempio Pitagora da Samo, Pietro Abelardo, Ferdinand De Saussure, Noam Chomsky eccetera eccetera, vi sia un utilizzo “sconsiderato” del Principio di non contraddizione.

D’altra parte il Sogno ormai sconfessato del celebre filosofo di Lipsia era stato quello della Progettazione e Realizzazione degli attuali Computer, grandi macchine calcolatrici di fatto basate su un massiccio ricorso al Sistema binario dello “1” e dello “0”.

Tale richiamo a queste due sole cifre come ai concetti di VeritàFalsità avrebbe poi riempito tanto “L’indagine sulle leggi del pensiero” del matematico inglese George Boole quanto il “Trattato logico-filosofico” del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein.

Questa infatuazione per gli opposti, vale a dire per l’“1” e per lo “0”, per l’ “Essere” e per il “Nulla”, per il “Vero” e per il “Falso”, per il “Positivo” e per il “Negativo”, ha investito la mente del grande pensatore tedesco anche sulla base del suo interesse per il Pensiero cinese, più in particolare la trattazione dei “Ching”.

Un altro campo del sapere in cui Leibniz ha potuto applicare fin da subito, cioè già dalla sua dissertazione di laurea, il principio di non contraddizione è stato quello del Diritto, ovvero della Pratica giuridica in cui si deve decidere a ogni udienza se un imputato è Colpevole o Innocente e quindi se il reato sussiste oppure no.

Infatti mentre si affannava a cercare un Linguaggio che, sul modello ipotizzato un secolo prima da Raimondo Lullo, fungesse da Mathesis universalis, notò che come la Scienza giuridica costituisce di fatto la Struttura universale del Potere costituito e degli altri Saperi sociali, così la Logica matematica poteva costituire la Lingua sempiterna a un tempo delle altre Scienze così come dell’intero Regno Naturale.

Il principio di non contraddizione si sarebbe ad ogni modo reincarnato molte volte come ad esempio nelle Dicotomie del “Corso di linguistica generale” di Ferdinand De Saussure, nel solito “Trattato logico-filosofico” di Wittgenstein, come anche nei Lavori sulla Sintassi del filosofo statunitense e contemporaneo Noam Chomsky.

L’opera di Ludwig Wittgenstein sembra infatti aver proseguito l’opera di Bertrand Russell al modo in cui quella di Christian Wolff ha in certo modo sistematizzato gli originali abbozzi del “Genio Leibnitii”.

Certo è anche che la sua Concezione così spiccatamente positiva del principio di non contraddizione ha contrapposto Leibniz tanto al suo più degno rivale di sempre, il Nevrotico Isaac Newton, quanto al più famoso dei pensatori EsistenzialistiSoren Kierkegaard. 

.

1 “Dogmatici” è il termine con il quale lo stesso Immanuel Kant apostrofa i suoi predecessori tedeschi nella sua “Critica della ragione pura”.