Sull’Essere e il Divenire

La Cultura occidentale ha pensato e pensa a tutt’oggi su un piano cosciente qualcosa di molto diverso da ciò che ha creduto e crede ancora nel suo profondo “inconscio” originale, originario e collettivo.

Infatti quell’ideale Comunità che chiamiamo Occidente, sin dalle sue origini, ha ritenuto vero e indubitabile il principio di non contraddizione a livello conscio, negandolo però, e permettendone perciò una sua dissoluzione, a un livello più incosciente.

Dunque anche se nel suo profondo la cultura occidentale ha dubitato e dubita del principio di non contraddizione, in superficie lo ha considerato e considera tutt’ora una verità incontrovertibile e immutabile.

Già dai tempi di Parmenide da Elea infatti la prima distinzione che il principio di non contraddizione ha imposto è stata quella tra l’“essere” e il “non essere” per cui nessuna cosa può essere e non essere allo stesso tempo.

Il principio di non contraddizione è stato dunque considerato a livello conscio la condizione di possibilità di ogni altra entità, di ogni altro principio e di ogni altra legge trovando in tutti i saperi specifici esatti una larghissima applicazione.

Ma se Eraclito da Efeso ha dissolto la contraddizione nel divenire, affermando che “Tutto scorre”, Aristotele  ha cercato di salvare il principio di non contraddizione dal regno del mutamento attraverso la sua Dottrina della Sostanza, articolata nei due concetti specifici di Potenza ed Atto.   

Ma ad esempio il passaggio dai mattoni di una casa (supposta potenza aristotelica) a una casa (supposto atto aristotelico) non implica il passaggio dal nulla all’essere, ma soltanto dall’essere in potenza all’essere in atto.

Quindi, anche tralasciando il fatto che nel nostro esempio i legami specifici tra i mattoni in un primo momento non erano e successivamente sono, resta comunque aperta la questione principale e cioè la constatazione che i mattoni erano, appartenendo già al regno dell’essere, anche prima di diventare una vera e propria casa.

Il passaggio da un insieme più o meno ampio di mattoni a una vera e propria casa implica dunque un passaggio dalla potenza all’atto ma non ovviamente un divenire dal non essere all’essere.

L’essere ha coinciso perciò per il filosofo del novecento Martin Heidegger con l’apparire ovvero con il venire in luce e in coscienza delle cose provenienti da uno sfondo sempiterno di inconscio e trascendente divenire.