Tempo ed Essere

La principale opera del filosofo francese Paul Ricoeur, ovvero “Tempo e Racconto” del 1983, ha ripreso il titolo ed alcuni temi da quello che è stato considerato da molti il testo filosofico più famoso e rilevante del novecento ovvero “Essere e Tempo” di Martin Heidegger.

Nella versione del Filosofo di Valence i Termini e i Temi del discorso heiddegeriano sono però stati invertiti dal momento che il Tempo è diventato l’Insieme principale, infinito, inconscio e trascendente per eccellenza, mentre il Racconto, soprattutto quello breve, ha raccolto la sfida epistemica lanciatagli dal Regno dell’Essere.

Tale rapporto tra l’Essere e la Breve narrazione era stato già posto in evidenza dal Filosofo post-moderno Jean-François Lyotard nella sua opera del 1979: “La Condizione postmoderna: rapporto sul sapere”.

In questo testo di riferimento ormai classico il Filosofo di Versailles ha affermato la Prognosi delle Metanarrazioni o Grandi narrazioni tipiche del Tempo ideologico ante 1989 a favore dei più mitici e concisi Racconti del Sapere per l’appunto caratteristici dell’Era post-moderna.

Secondo Lyotard, che con questa Tesi ha raggiunto un considerevole successo, l’Essere avrebbe dunque abbandonato la Rappresentazione enciclopedica della Polis ordinata e universale per abbracciare quella degli Isolati arcipelaghi circondati dai Marosi del Divenire empirico e relativo, ma soprattutto Storico.

Il Sapere, come il mitico Icaro cadendo dalle nuvole della Metafisica, si è quindi disperso in miliardi di Articoli scientifici, disseminati su altrettante Riviste specialistiche, senza alcuna regia fuori campo, tranne la tiepida Affermazione di realtà valida per ogni fenomeno naturale più volte rilevata dal fondatore della Fenomenologia moderna Edmund Husserl.

Il singolare percorso che Ricoeur ha sviluppato in ben tre volumi si è fatto strada in quello spazio Medioevale post-antico e post-moderno al contempo per sempre sospeso tra la Considerazione aristotelica di un Tempo cosmico e quella agostiniana di un Tempo cosciente.

Tra Cosmo circolare e Coscienza lineare si è quindi aperto nell’antichità un Varco di significato e referenza che il Pensiero medioevale avrebbe per sempre rovesciato nella Teologia dominante di un Cosmo infinito e di un Intelletto finito.

I Racconti brevi e limitati hanno quindi confinato la Sterminata Immensità delle grandi Metanarrazioni in un Concetto inconscio, gigantesco Relitto di immensi Spazi onirici, sepolto sotto al mare delle nostre Consuete operazioni giornaliere.