Tra i due litiganti…

Il Conflitto tra le parti sociali, presentato in molte teorie politiche e sociologiche come ad esempio quella del filosofo inglese Thomas Hobbes, come un dato naturale, e perciò di fatto incontrovertibile, è stato molto spesso fomentato e incrementato dagli stati nazionali sovrani, solo in teoria deputati a scoraggiarlo e magari a risolverlo.

Nel far ciò le entità nazionali sono state in molti casi guidate e indirizzate dalle stesse linee guida che hanno condotto le grandi organizzazioni sovranazionali a mettere in conflitto le medesime nazioni e/o i gruppi sociali di svariato genere, dunque associazioni religiose, partiti politici, sindacati, eccetera eccetera.

Questi principi potrebbero essere facilmente sintetizzati in una celebre massima di larghissimo uso nel costume popolare per cui “tra i due litiganti il terzo gode”.

Ma se i due contendenti,  siano essi le parti sociali, o i gruppi religiosi o qualsiasi altro tipo di formazioni in lotta per ulteriori scopi, vengono creati o foraggiati ad hoc da un terzo gruppo, apparentemente al di sopra delle parti, è facile capire chi dal conflitto sia in grado di trarre il maggior vantaggio possibile.

Dovremmo perciò abbandonare l’idea preconcetta che gli Stati nazionali o le Entità sovranazionali siano in tutti i casi interessati ad ottenere la pace o un accordo, come risoluzione del conflitto tra le due facce della medaglia ogni volta in contrasto.

D’altra parte come ha affermato in un leggendario aforisma il filosofo greco antico Eraclito da Efeso, “la guerra è la madre di tutte le cose”.

Ma pur tenendo ferma questa massima, come hanno fatto molti grandi pensatori moderni, non dobbiamo pensare sempre allo scontro come a un elemento naturale, ma anche, e forse soprattutto, come a un prodotto storico socialmente determinato.

E se cominciamo a vedere le cose da questa nuova prospettiva potremmo anche accorgerci che la guerra, oltre che “Madre di tutte le cose”, è stata in molti casi anche la figlia di molte scelte unilaterali e volutamente insensate.

Nell’immagine il dipinto a olio su tela “I funerali dell’anarchico Galli”, realizzato dal pittore futurista Carlo Carrà nel 1911.