Tre Critici delle Scienze umane

Del passaggio dalle Scienze della Natura ai Saperi dell’uomo si sono occupati numerosi filosofi tra i quali anche l’empirista scettico scozzese David Hume (1711-1776) nel suo famosissimo “Trattato sulla natura umana” (1739-1740), qui citato a pagina 8 della terza edizione nella Biblioteca Universale Laterza (Bari, 1993):

“E come la scienza dell’uomo è la sola base solida per le altre scienze, così la sola base solida per la scienza dell’uomo deve essere l’esperienza o l’osservazione. Che l’applicazione della filosofia sperimentale alla ricerca morale sia avvenuta più di un secolo dopo l’applicazione di essa alle ricerche naturali non deve sorprendere nessuno: più o meno lo stesso intervallo lo troviamo agli inizi di queste scienze:

da Talete di Milèto (640/625 a.C.-548/545 a.C.) a Socrate (470/469 a.C.-399 a.C.) infatti, corre uno spazio di tempo pressappoco uguale a quello da Francis Bacon (1561-1626) ai più recenti filosofi inglesi, che cominciando a portare la scienza dell’uomo sopra un terreno nuovo, hanno attirato l’attenzione e suscitato la curiosità del pubblico. Questo dimostra che, mentre le altre nazioni possono rivaleggiare con noi nella poesia e superarci in altre arti dilettevoli, il progresso della ragione e della filosofia non può esser raggiunto se non in un paese libero e tollerante.”

Il passaggio e/o ampliamento dalle Scienze naturali alle cosiddette Scienze umane (come ad esempio la Linguistica, l’Antropologia, la Psicologia e l’Archegologia) è stato criticamente messo a tema da tre filosofi in particolare ovvero, in ordine cronologico, Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900), Martin Heidegger (1889-1976) e Michel Foucault (1926-1984).

Più in particolare il Filosofo di Röcken ha individuato nella figura leggendaria di Socrate una sorta di “mostro”, dedito ad un continuo interrogare e definire che avrebbe portato al rapido declino della Tragedia greca con la sua annessa civiltà per una successiva “degenerazione dei costumi”, come nelle accuse che secondo il suo allievo Platone (428/427 a.C.- 348/347 a.C.) gli sarebbero state rivolte durante il suo famosissimo processo.

Heidegger ha invece posto l’attenzione proprio sull’Autore della “Repubblica” colpevole di aver ingessato in categorie statiche e metafisiche il più fluido, dinamico e dialettico dibattito presocratico sull’Essere.

Il Filosofo di Poitiers ha invece preso di mira la nascita delle contemporanee scienze umane avvenuta con diversi autori tra i quali gli stessi Hume e Immanuel Kant (1724-1804) durante il periodo illuminista, riallacciandosi in ciò a una tradizione già consolidata presso gli autori della Scuola di Francoforte Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno (1903-1969) e Max Horkheimer (1895-1973) nella loro opera ormai classica “Dialettica dell’illuminismo” (1947).

Secondo Foucault infatti la figura “Uomo” come soggetto/oggetto del sapere/potere occidentale si sarebbe presentata solo recentemente, e cioè durante l’Epoca dei Lumi (XVIII secolo) per essere destinata a scomparire di nuovo sotto le Sabbie mobili delle future Epistemi.

Nell’immagine una fotografia di tre ciottoli sovrapposti e posizionati sulla sabbia.