Un Cristo terreno

In una delle sue numerose apparizioni televisive di qualche anno fa il Critico d’arte Vittorio Sgarbi ha affermato una fortunata Similitudine tra la Raffigurazione pittorica di Gesù Cristo, offertaci dal pittore rinascimentale Andrea Mantegna e la Foto di Ernesto Guevara de la Serna, per tutti “Che Guevara”, immortalato ormai esangue dopo l’arresto e la sua esecuzione il 9 ottobre 1967 a La Higuera in Bolivia.

Ora è noto che il dipinto dell’artista padovano intitolato significativamente “Il Cristo morto” ha indubbiamente accentrato l’attenzione sull’aspetto terreno e non divino del Messia.

Ed è anche altrettanto noto che l’affermazione di una natura umana o divina del Cristo ha diviso le Credenze eretiche, esoteriche ed occulte dal Cristianesimo ufficiale una volta per sempre dopo il Concilio di Nicea, convocato e presieduto nel 325 d. C. dall’Imperatore Costantino I, e che tra i suoi dogmi ha stabilito anche la divinità del Messia. 

La pietra di paragone lanciata da Vittorio Sgarbi mi ha in ogni caso ricordato le asserzioni in merito alle Fonti storiche sulla vita di Gesù degli studiosi Emilio Salsi, Luigi Cascioli e Giancarlo Tranfo, in direzione di una revisione quanto più rigorosa possibile della Mitologia evangelica.

Questa nuova analisi storica ci ha infatti fornito un’ipotesi per rintracciare quella che doveva essere una delle principali figure storiche reali da cui hanno tratto ispirazione gli evangelisti per la formazione del Mito Cristo, così come di solito ci viene presentato nel nuovo e/o secondo Testamento.

Si tratta di Giovanni di Gamala, figlio di Giuda il Galileo, vissuto nel primo secolo dopo Cristo e presumibilmente crocifisso nel 36 d. C. dagli antichi Romani in quanto capo della Rivolta anti-imperiale e Re dei Giudei che ha combattuto come guerrigliero tra gli Zeloti in un modo simile a Che Guevara in Bolivia per la causa dell’Indipendenza d’Israele rispetto all’Impero romano.

Si sa infatti che lo storico, politico e militare di origine ebraica Tito Flavio Giuseppe ha menzionato proprio lo stesso Giovanni di Gamala nell’ottavo capitolo del settimo libro della “Guerra giudaica”, opera in cui ha descritto molto efficacemente le rivolte dell’allora coacervo Stato temporale d’Israele contro il Potere plurisecolare di Roma.

Singolare è poi notare che il nome “Giovanni” abbia assunto grande importanza in ambito esoterico, massonico e addirittura cattolico venendo attribuito a un’innumerevole schiera di Maestri dell’ordine, come ad esempio il celebre Jean Cocteau, ma anche a un’imponente figura di Papa, ormai dichiarato santo, come Giovanni Paolo II.

Immagine tratta dal dipinto “Il Cristo morto” realizzato da Andrea Mantegna tra il 1475 e il 1478 circa.