Un Inferno postmoderno

Nella trilogia infernale pubblicata in tre volumi intitolati rispettivamente “Dannati” (2014), “La Porta delle Tenebre” (2015) e “L’Invasione delle Tenebre” (2015), lo scrittore statunitense Glenn Cooper ha esposto la sua rappresentazione immaginifica dell’Inferno assieme a quella del rapporto tra il Regno dell’Al di là e il Mondo terreno.

Inoltrandomi nell’invenzione letteraria dell’autore americano ho potuto riscontrare non pochi elementi interessanti legati a doppio filo alla Storia universale, segreta e ufficiale, del Continente europeo. 

Nel primo volume della saga, intitolato significativamente “Dannati”, Glenn Cooper ha dovuto affrontare e risolvere il problema di un collegamento tra il Mondo Reale e il Regno dell’Al di là, pensato solo come Infernale.

E a questo proposito la soluzione è apparsa adeguata ai tempi così come a molta controinformazione attuale in quanto lo scrittore americano ha pensato di poter realizzare la transizione tramite un avanzato Acceleratore di particelle situato a Dartoford nel Kent inglese non lontano da Greenwich, secondo molti uno punto centrale della cosiddetta “Griglia energetica”.

Risolto il problema del collegamento tra le due dimensioni, Glenn Cooper ha dovuto affrontare la questione dell’ambientazione scenica scegliendo di rappresentare il suo Inferno come un Luogo atemporale ma ugualmente simile ad uno scomodo e lugubre Medioevo.

E in questa sua personale scelta il richiamo più o meno implicito alla nostra Epoca di mezzo, per molti Postmoderna, non deve essere certo sottovalutato.

Un altro aspetto che mi ha impressionato è consistito nella scelta delle Figure storiche principali che l’autore americano ha fatto emergere sull’ampia scena della sua Trilogia.

Infatti si è trattato di grandi personaggi quasi tutti legati al mondo delle Società segrete come ad esempio Meroveo, il leggendario Re capostipite della dinastia Merovingia, Enrico VIII, l’autore dello scisma anglicano, Caravaggio, il pittore legato ai Cavalieri di Malta e il più famoso massone italiano ovvero Giuseppe Garibaldi.

Oltre a tutto ciò mi ha impressionato anche il ruolo dei Servizi segreti britannici (M.I.5, M.I.6) e Statunitensi (C.I.A.) come unici Custodi dell’ipotetico passaggio interdimensionale immaginato da Glenn Cooper.

Misteriosamente lo scrittore americano ha infatti spartito equamente le decisioni circa un mondo ultraterreno tra i soli Inghilterra e Stati uniti.

Infine devo soffermarmi sul Rapporto esistenziale tra Vivi e Dannati che l’autore statunitense ha inscenato nella sua Trilogia: proprio nel suo inferno i Dannati non fanno altro che lamentarsi della loro misera esistenza piena di sofferenze ma priva di quel conforto che in casi del genere anche una morte certa costituisce.

Ma, cos’altro si può aggiungere? Glenn Cooper con il suo Inferno è sembrato sottrarre agli esseri umani, consciamente o inconsciamente, quel sogno che da sempre li ha resi più prossimi al divino e cioè quello di una Vita eterna, sia spirituale che materiale.

L’Inferno d’altronde che cos’altro è se non un luogo dove nessuno si fa domande sul domani?

Immagine tratta dal dipinto a olio su tavola “Margherita la pazza” realizzato da Pieter Bruegel il Vecchio nel 1561 circa.